giovedì 16 maggio 2013

SALMO 23:1 Il Signore è il pastore delle pecore













Il nostro Dio, il nostro Pastore, provvederà ad ogni nostra necessità.
Perché siamo spesso scontenti e timorosi?

Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca.

2 Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli,
mi guida lungo le acque calme.
3 Egli mi ristora l'anima,
mi conduce per sentieri di giustizia,
per amore del suo nome.
4 Quand'anche camminassi nella valle dell'ombra della morte,
io non temerei alcun male,
perché tu sei con me;
il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.
5 Per me tu imbandisci la tavola,
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo;
la mia coppa trabocca.
6 Certo, beni e bontà m'accompagneranno
tutti i giorni della mia vita;
e io abiterò nella casa del SIGNORE
per lunghi giorni.

Questo è senza alcun dubbio, il salmo più conosciuto e più amato della Bibbia. È stato di conforto a quanti conoscono Dio, è stato usato per incoraggiare il malato e il moribondo. È stato un’ancora per quanti affrontavano delle difficoltà mentre gestivano i loro nemici, ha incoraggiato tutti coloro che lo hanno letto.

Mentre cominciamo la nostra meditazione di questo salmo, desidero far notare che questo salmo sta descrivendo il percorso di una vita vissuta sotto la protezione del Dio onnipotente.

Il primo versetto comincia con un’immagine tenera: un pastore e la sua pecora. Questa non è una relazione casuale, ma parla chiaramente di una pecora e il suo pastore.

Il SIGNORE è il pastore. Il Dio eterno, creatore di tutto che sostiene l’universo, è il pastore. Il fatto che il salmista parli del “mio” pastore richiede la nostra riflessione riguardo a chi può affermare di appartenere a Dio.

La Bibbia è chiara, non tutti godono di questa relazione con il Pastore. Quando Dio ispirò Davide a scrivere questo salmo, Egli non ha scritto, “Il SIGNORE è il pastore del mondo”. Quando Gesù guardava le folle, vedeva le persone come “pecore senza pastore”. 

Matteo 9:35-38

Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.

Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

Questi versetti non soltanto ci mostrano che le pecore hanno bisogno di appartenere a Dio, ma anche della loro grande necessità di un pastore.

La gente senza il SIGNORE come loro pastore, è indifesa e tormentata. Se osserviamo le vere pecore, è evidente che abbiano bisogno di un pastore, visto che non sono in grado di prendersi cura di se stesse o proteggersi da se.

Isaia ci ricorda del nostro stato di pecore:
Isaia 53:6
Noi tutti eravamo smarriti come pecore,
ognuno di noi seguiva la propria via;
ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti.
Come pecore indifese, non solo siamo incapaci di prenderci cura di noi stessi, ma abbiamo la presunzione, ribelle, che possiamo farcela seguendo i nostri pensieri e obiettivi. A causa di questa ribellione, Gesù è dovuto morire affinché potessimo conoscere il vero e buon Pastore.

Giovanni 14:5-6
Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Giovanni 10:11
Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore.

Avevamo bisogno di un pastore che desse la propria vita per le pecore, e dovevamo comprendere, per grazia di Dio, che non avevamo alcuno accesso a Dio al di fuori della fede nell’opera salvifica di Cristo. Non ci sono vie alternative per diventare le Sue pecore.


Perché dovremmo prenderci del tempo per riflettere su queste verità? Perché affermare che il SIGNORE è il nostro pastore dovrebbe provocare diverse reazioni in noi:

Ricordarci del nostro stato prima di aver incontrato il Pastore, dovrebbe produrre un’immensa gratitudine. 
Comprendere che la nostra relazione è motivata dalla grazia, dovrebbe portarci ad una dipendenza grata e sottomessa.


Il versetto conclude con le parole, “Nulla mi mancherà”. Dio ha promesso di prendersi cura dei Suoi e questa promessa è una certezza, ma dobbiamo aspettare la Sua cura senza avere delle avide pretese.

Filippesi 4:19
Il mio Dio provvederà a ogni vostro bisogno, secondo la sua gloriosa ricchezza, in Cristo Gesù.

Non c’è carenza di provvista. Il nostro Dio, il nostro Pastore, provvederà ad ogni nostra necessità. Perché siamo spesso scontenti e ansiosi? Tendiamo velocemente a dimenticare la nostra incapacità di prenderci cura di noi stessi. Eravamo persi, senza direzione o speranza, e siamo stati trovati dal nostro Buon Pastore!


Non posseggo il SIGNORE, io sono Sua proprietà. Troppo spesso, nelle nostre preghiere e aspettative, tendiamo a invertire i ruoli. Improvvisamente, dimentichiamo chi è saggio, chi è perfetto, chi è potente, chi conosce il futuro, chi conosce i nostri bisogni, e giungiamo alla conclusione errata riguardo a ciò che è buono per noi.


Essere una pecora del Pastore richiede sottomissione. Non dovrebbe essere difficile, se non sorvoliamo la prima affermazione in questo versetto e quindi leggere “Nulla mi mancherà” senza capire che Davide sta parlando delle sue necessità, non dei suoi “desideri”.


Quando guardiamo intorno e vediamo tutte le pecore perdute, dobbiamo invitare altri a conoscere il nostro Pastore. Le nostre vite devono riflettere la nostra umile e grata dipendenza da Lui. Mentre continueremo a meditare su questo salmo, diventerà chiaro che non è soltanto una buona scelta avere il SIGNORE come un Buon Pastore, ma è la sola scelta saggia!