NON PERMETTERE ALL LACRIME DI OFFUSCARE DIO
SALMO 6
O SIGNORE, non correggermi nella tua ira,
non castigarmi nel tuo sdegno.
2 Abbi pietà di me, o SIGNORE, perché sono sfinito;
risanami, o SIGNORE, perché le mie ossa sono tutte tremanti.
3 Anche l'anima mia è tutta tremante;
e tu, o SIGNORE, fino a quando?...
4 Ritorna, o SIGNORE, liberami;
salvami, per la tua misericordia.
5 Poiché nella morte non c'è memoria di te;
chi ti celebrerà nel soggiorno dei morti?
6 Io sono esausto a forza di gemere;
ogni notte inondo di pianto il mio letto
e bagno di lacrime il mio giaciglio.
7 L'occhio mio si consuma di dolore,
invecchia a causa di tutti i miei nemici.
8 Via da me, voi tutti malfattori;
poiché il SIGNORE ha udito la voce del mio pianto.
9 Il SIGNORE ha ascoltato la mia supplica,
il SIGNORE accoglie la mia preghiera.
10 Tutti i miei nemici siano confusi e grandemente smarriti;
voltino le spalle per la vergogna in un attimo.
È strano pensare che un coro possa cantare un salmo cosi pieno di
disperazione. La tristezza ha riempito il cuore e l’anima di Davide: le sue
lacrime sono abbondanti. Sia le sue difficili circostanze che il comportamento
dei malvagi sono senza tregua e lo sfiniscono.
Una persona che conosce Dio può veramente sperimentare
questo tipo di disperazione? Dio ne sarà offeso? Dimostra forse una
mancanza di fede e fiducia in Dio? Se mai dovessimo sentirci così scoraggiati
cosa dobbiamo fare? Dobbiamo nasconderlo? Dobbiamo pentirci?
Davide si rende conto che Dio ha il diritto di
riprenderlo. Ha il diritto di disciplinarlo. Egli dipende completamente da Dio.
Il salmista non perde mai di vista il fatto che Dio ha il diritto di agire come
Egli vuole.
Davide ricerca la grazia, infatti si aggrappa alla
misericordia di Dio, cioè al suo amore immutabile. Si, Davide è sfinito dai
suoi problemi, ma nonostante tutto continua a dipendere dal Signore. Dio
non ci ha mai chiesto di fare finta che le nostre situazioni siano piacevoli o
facili, ma si aspetta che le nostre difficoltà ci spingano tra le sue braccia
amorevoli.
Questi pensieri devono aiutarci anche quando siamo
chiamati a confortare altri credenti che stanno attraversando momenti
difficili. Non dobbiamo minimizzarli o riprenderli per la realtà delle loro difficoltà.
Siamo, però, chiamati a dirigere il loro sguardo al Signore che è dietro alle
loro prove.
Davide fa una domanda molto semplice: “Fino a quando?”.
Non ha senso ribellarsi; sta soltanto chiedendo grazia, sta ricordando a se
stesso e a Dio la realtà della Sua misericordia. Questo amore è immeritato, è
un amore che è iniziato prima della fondazione del mondo, non cambia mai, è
eterno. Questo amore ci spinge a dipendere umilmente da Dio che con nostra
sorpresa ci ama così tanto.
È interessante che Davide ricorda a Dio che non lo potrà
lodare da morto. L’implicazione è che lo stava facendo e non voleva smettere.
Le circostanze che sta affrontando gli causano notti insonni piene di pianto e
tristezza, ma non lo trattengono dall’adorazione. Ricordiamoci che sta scrivendo
un salmo ispirato da Dio che doveva essere cantato in pubblico.
Sotto l’ispirazione di Dio, Davide stabilisce la realtà
delle difficoltà vere, della tristezza reale e di una speranza viva. La
sua tristezza lo sfinisce ma non lo lascia senza speranza; egli sa che il
Signore sta ascoltando sia le sue lacrime che la sua adorazione.
Davide sa che Dio risponderà e che alla fine i suoi nemici
saranno sconfitti e svergognati. La sua preghiera non è accettata da Dio perché
il suo comportamento sia perfetto o perché la sua sofferenza sia sufficiente,
ma, come ha detto chiaramente, solamente per la misericordia e grazia di Dio.
Questo salmo mi dà grande conforto. Dio non è sorpreso dalle
mie lacrime. Il dolore e la sofferenza sono normali per gli uomini, anche
quelli che Dio ama. Questo salmo mi ricorda che Dio ascolta le nostre preghiere
e risponderà secondo la sua grazia.
Si,
soffriremo, ma nella sofferenza, non perdiamo di vista Dio!

Nessun commento:
Posta un commento